L’Eroìna e la Motociclista

La spada stava nel fodero e non veniva sguainata da così tanto tempo che la polvere ne aveva preso possesso. L’armatura e lo scudo venivano mangiati dalla ruggire e la nostra ex-eroina che ne era la proprietaria, ogni giorno, in un momento preciso del pomeriggio – tra le 15 e le 16 – e la sera, prima di addormentarsi, rimaneva a fissarli con rimpianto.

Una notte, dopo essersi appena assopita, si svegliò di soprassalto sentendo qualcuno che bussava violentemente alla sua porta, e questa persona mentre batteva intanto urlava, con rabbia e paura, alla nostra ex-eroina di svegliarsi e aprire immediatamente la porta.

L’eroina scese dal letto con il cuore che batteva forte, il respiro affannato e gli occhi verdi impastati dal sonno. Raggiunse la porta e la spalancò. Di fronte a se vide un’altra donna, pure carina, con in mano due caschi da motociclista.

«Pensavo avessi il sonno più profondo» Disse la motociclista ridendo «E pensavo che voi eroine dormiste già vestite» l’eroina fece una faccia confusa «con l’armatura!» specificò la motociclista, l’eroina spalancò gli occhi e sentirono un boato in lontananza. «Quello è il nostro mostro!»

«Il nostro? C’è sicuramente stato un disguido: io non combatto più, non combatto più niente. La mia spada e la mia armatura sono in pensione»

«Ah certo! Ci sarà stato sicuramente un disguido» la motociclista le lanciò il casco in mano «Non abbiamo molto tempo, vai a vestirti o trasformarti… fai tu. Ma sbrigati!»

La nostra ex-eroina rise «Non hai capito» disse ritornando violentemente il casco alla motociclista che fece una smorfia di dolore «Non sono una eroina, sono una persona normale» stava per chiudere la porta ma la motociclista mise il casco tra la porta e lo stipite.

«Ho una serie di persone normali alle quali potrei chiedere aiuto, ma lo sto chiedendo a te. Quel mostro ci distruggerà, principalmente è arrabbiato con me ma farà qualcosa a tutti quelli che mi stanno a cuore, e il caso ha voluto che tu sia una di queste e inoltre puoi anche aiutarmi»

«Non ho capito»

«Non hai capito? Dio ma non mi hai neanche notata? Bah comunque lasciando stare l’orgoglio… piacere io sono quella che al bar qui all’angolo tutte le mattine ti regala il cornetto alla crema di pistacchio, non perché abbia soldi da spendere ma perché sei carina quando ti sporchi tutto il naso di zucchero a velo e ti macchi la maglia sistematicamente di crema» sentirono un altro boato «Per favore, saranno due i cornetti a colazione e una volta a settimana ti porto a cena»

L’eroina trattene il sorriso, la proposta non la lasciava indifferente. Un altro boato ancora ma stavolta più vicino e in lontananza videro anche del fuoco alzarsi verso il cielo «Cavolo, va bene» sbottò con rabbia la nostra nuovamente-eroina «Però niente cornetti e niente cena» disse orgogliosa, chiuse la porta e poi la riaprì «Va bene anche solamente un cornetto di mattina» richiuse la porta, andò in camera, si legò i ricci in una coda, si infilò l’armatura tutta rovinata, prese la spada e per un momento ci ripensò. Un momento che durò così allungo da farle credere che la motociclista se ne fosse andata ma la sentì battere nuovamente alla porta. Uscì da casa, salì sulla moto insieme alla motociclista e infilarono i caschi «Tieniti forte» disse la motociclista.

«Ho dimenticato lo scudo»

«Sarò io il tuo scudo.»

In un batter d’occhio arrivarono vicino al punto da dove provenivano i boati e il fuoco. C’era un gran caldo, scesero dalla moto e tolto il casco la nostra eroina vide un mostro che aveva il corpo di un drago, con la testa di un leone che sputava fuoco.

«Moriremo… entrambe!» sbottò l’eroina «per dei cornetti alla crema di pistacchio»

«Beh avevo messo più cose sul piatto, comunque potranno raccontare che abbiamo provato a non farlo»

La motociclista prese dal baule della moto una balestra e l’eroina sguainò la spada correndo verso le zampe del mostro che appena aprì le fauci per sputare fuoco venne colpito dalle frecce della motociclista. L’eroina lo colpiva nella zampa destra senza pensare a niente, fin quando il mostro non riuscì a calciarla via facendola finire accanto alla motociclista «Ehi, ti sei fatta male?» le chiese

«Sicuramente non bene» si guardò l’armatura «Si è spaccata e sanguino. Non posso continuare»

La motociclista continuava a lanciare frecce mettendosi davanti l’eroina per proteggerla, ripetendole come un disco rotto: «sì che puoi, sì che puoi» mail mostro afferrò la motociclista dalle gambe stringendole forte e iniziò ad avvicinarla alla bocca. L’eroina si alzò di scatto, corse verso la moto, ci salì sopra e corse verso la zampa già ferita del mostro che colpì ancora e ancora finché il mostro non cadde lasciando andare la motociclista che trovando la balestra vicino a sé la prese e lanciò una freccia che colpì il mostro in testa prima che lui arrostisse l’eroina.

Cadde il silenzio, la motociclista non si muoveva e non parlava e l’eroina le si avvicinò «Ehi, stai bene?»

La motociclista la guardò e sorrise «Credo mi abbia rotto qualcosa, quindi mi sa che non ti potrò guardare sporcarti con i cornetti per un po’ ma grazie, è stato bello» l’eroina sorrise e si sdraiò accanto alla motociclista che le spostò i ricci dalla fronte chiedendole: «abbiamo di nuovo in eroina in città?»

«Forse! Ma ho bisogno di crema di pistacchio per rimettermi in forze quindi mi sa che verrò a mangiarli da te ogni mattina finché servirà. Paghi comunque tu io devo sistemare l’armatura»

La motociclista sorrise «Affare fatto»

Lì sdraiate, la nostra eroina e la motociclista si riposarono accanto alla carcassa del mostro guardando l’alba.

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