La bambina a testa in giù – 1 Parte

Erica ha 8 anni, i capelli corti, arruffati e neri. Gli occhi castani guardano dietro occhiali da vista rotondi color verde chiaro. Le piace stare a testa in giù, andare in giro camminando sulle mani, anche a scuola. Soprattutto ama dondolarsi a testa in giù dall’altalena che suo padre ha messo in giardino. I suoi compagni di classe a volte provano a fare la verticale ma cadono sempre, nessuno ha l’equilibrio di Erica. 

L’altro giorno Erica stava seduta sul tappeto del salotto per portare avanti una delle sue attività quotidiane: toccare i monconi che escono dai suoi pantaloni jeans. Quando è più triste le sembrano delle zampe di elefantino, quel giorno lo disse a suo padre che si arrabbiò. Il corpo di Erica, i piedi, non li aveva proprio presi in considerazione. «Tutti gli altri hanno i piedi.» rispose a suo padre «Tu e mamma avete i piedi, gli zii e persino la bis nonna ha i piedi anche se non li usa spesso per camminare. Posso dire cosa mi sembrano i miei non-piedi» Erica senza piedi era nata e senza piedi sarebbe rimasta. 

Suo padre stava per risponderle ma qualcuno suonò alla porta; Entrò in casa una donna sorridente, sembrava simpatica ma Erica era così arrabbiata che sulle sue due mani si nascose dietro il divano. «Ehi!» la donna si mise a cavalcioni e si avvicinò al divano. Erica era a testa in giù, bloccata tra il muro e lo schienale del sofà. «Non stai un po’ scomoda?» chiese la donna 

«Sto benissimo!» rispose Erica prima di starnutire fragorosamente. La donna rise 

«Vieni da me, non ti farò nulla» 

Erica disse qualche altra volta che non si sarebbe mossa da lì ma cominciò a starnutire così spesso che non ebbe altra scelta. Allora tornò sul tappeto, la donna si sedette accanto a lei. Passò le mani tra i capelli arruffati della bambina per liberarli dalla polvere. «Posso toccarli?» chiese riferendosi ai monconi. Erica allungò le gambe e la donna cominciò a studiarli con attenzione, li toccò e strinse tra due dita, facendole il solletico. 

«A te non sembrano zampe di elefantino?» Chiese la bambina sorridendo

«Oh!» La donna si allontanò per guardarli da un’altra prospettiva «Non saprei, può darsi». Quella incertezza a Erica piacque più di un categorico No, anche più di un categorico Sì. La bambina la lasciò fare, era divertita dalla curiosità di quella donna che la guardava camminare sulle mani come fosse un funambolo «Così non vedi tutto al contrario?» Chiese la donna. 

«So riconoscere le cose dritte da quelle storte. Sono grande!» Sbottò Erica. Suo padre la rimproverò per la scortesia. «Scusa ma io sto bene così.» Disse la bambina 

«Scusami anche tu. Non volevo farti innervosire». 

Perché non poteva rimanere a testa in giù e guardare le cose come voleva? Sapeva perché quella donna fosse lì e sapeva cosa volesse suo padre ma Erica dei piedi tutti suoi, su misura, non li aveva mai voluti. 

Erica ritornò a camminare sulle mani, si avvicinò alla porta socchiusa della camera da letto dei suoi genitori ed entrò mentre quella donna andava via. La stanza era buia e sul letto sdraiata su un fianco c’era sua madre che aveva sempre sonno e su quel materasso stava così comoda da voler vivere lì. Erica si avvicinò al letto e sua madre aprendo gli occhi vide i monconi davanti a sé. «Ti va il sangue al cervello». La bambina si mise seduta sul pavimento e si appese con le mani al piumone per salire sul letto, voleva raccontarle cosa fosse successo, ma appena sua madre si accorse di cosa la figlia stesse facendo e che era quasi riuscita a salire, allungò un braccio e afferrò la manina della bambina. «Ho bisogno di dormire!» le disse «Appena sarò sveglia ti chiamerò e staremo insieme» 

«Va bene.» La mamma chiuse gli occhi e lasciò la mano della figlia che scivolò giù battendo la testa. Erica tornò sulle proprie mani e piangendo in silenzio uscì.

Sempre a testa in giù, piena di rabbia, con i monconi fece cadere un vaso pieno di fiori finti che si trovava su un tavolino basso del salotto, poi fece cadere anche il tavolino, poi una sedia. Suo padre la guardò senza dirle niente. Erica corse in giardino ed esausta si lasciò andare sotto un folto albero. Mentre guardava le nuvole tra le foglie verdi sperò di addormentarsi facendo la fine di Alice.

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