La signorina Credo e la signorina Boh

La signorina Credo e la signorina Boh avevano due bancarelle ai lati di una larga e lunga strada del centro città, erano lì da moltissimo tempo. Non avevano mai parlato, si guardavano soltanto ma neanche troppo bene. Per esempio nessuna delle due avrebbe potuto dire di che colore l’altra avesse gli occhi. Non avrebbero potuto neanche tirare a indovinare. Però la signorina Credo avrebbe potuto riconoscere il cappotto della signorina Boh tra milioni, non lo toglieva mai. La signorina Boh dal canto suo avrebbe potuto riconoscere il modo di camminare della signorina Credo tra milioni.

La signorina Credo vendeva ogni genere di fogli di carta con parole scritte sopra. Fogli di differenti misure, colori ed epoche, scritti da uomini donne e bambini. E c’erano lettere, racconti, pensieri, singole parole, poesie, canzoni, invettive, confessioni, perfino qualche lista della spesa. Tutto scritto rigorosamente a mano con qualsiasi mano e con qualsiasi penna.

La signorina Boh invece vendeva copertine per i libri, anche questi di qualsiasi dimensione e colore, peso e materiale. Alcune avevano decorazioni in oro, altre erano rudimentali. Ne aveva una in ferro battuto piccola come il palmo della sua mano e un’altra fatta di piume ma troppo grande per essere tenuta sopra la bancarella. Ogni copertina aveva rigorosamente sopra un titolo.

Il mondo è pieno di gente che ha bisogno di parole e copertine con titoli annessi.

La signorina Credo e la signorina Boh non si stavano molto simpatiche e stranamente la signorina Credo provava soddisfazione quando un suo cliente riusciva a trovare le parole giuste per la copertina comprata dalla signorina Boh e quest’ultima provava la stessa segreta soddisfazione quando una sua copertina era perfetta per delle parole comprate poco prima.

Un giorno una tromba d’aria colpì la città, i commercianti riuscirono a salvarsi ma molte bancarelle si distrussero e la signorina Boh e la signorina Credo ritrovarono la loro merce tutta mischiata.

«Adesso come faremo?» chiese la signorina Boh

La signorina Credo ci pensò un po’ su, guardò la signorina Boh e le sorrise «La mia bancarella non è messa così male, potremmo dividerla?»

«Dividerla?»

«Sì!»

«Ma come si possono vendere fogli con parole a caso scritte sopra? Oltretutto le parole di qualcun altro»

«A parte che sarebbe un problema mio, comunque non sono parole a caso, hanno senso tutte insieme. Sono solo senza titolo. Non siamo tutti bravi ad usare le parole, a volte c’è bisogno di qualcuno che dica quello che non riusciamo a dire noi. Tu vendi copertine con titoli a caso!»

«Copertine e titoli per parole scelte con cura» precisò la signorina Boh con un cipiglio da maestrina «per parole che hanno bisogno di essere custodite da poche parole… è importante avere un titolo»

«Unico per tutta la vita?»

«Boh unico per il momento che ne ha bisogno»

La signorina Credo sorrise «Anche i miei fogli, credo, servano per i momenti ai quali sono destinati»

La signorina Boh sbuffò ma disse che si poteva provare. Tirarono su la bancarella e diligentemente raccolsero la loro merce da terra e la posarono sul lato del ripiano che avevano scelto. La signorina Boh notò che spesso la signorina Credo si fermava oppure rischiava di perdere l’equilibrio e mentre la guardava pensava che anche a lei capitava di fermarsi e rischiare di cadere ma dentro di sé. I clienti furono felici di vederle insieme, di non dover spostarsi da un lato all’altro della strada, di trovare immediatamente le parole giuste per la copertina scelta e viceversa. I guadagni aumentarono perché le signorine Boh e Credo erano divertenti da guardare quando battibeccavano.

Un giorno la signorina Credo, mentre la signorina Boh prendeva dei caffè, adocchiò nella borsa della sua vicina una copertina che non aveva mai visto sulla bancarella. Senza pensarci la prese, la copertina era fatta di legno di quercia e ai quattro angoli vi erano disegnati dei piccolissimi mandala verdi, poi ne lesse il titolo: “Se mi vedi, esisto!” La signorina Boh tornò, i caffè le caddero dalle mani, i suoi occhi si riempirono di lacrime, il naso diventò rosso e il dolore, la vergogna sembravano spaccarle le vene delle mani e del collo. «Non volevo curiosare», iniziò la Signorina Credo, «forse sì ma appena ho intravisto la copertina ho sentito l’istinto di conoscerne il titolo, ed è bellissimo, lei è bellissima. Non lei, lei, ma la copertina. Cioè anche lei ma questa è un’altra storia» rise impacciata. La signorina Boh andò verso di lei e le strappò la copertina dalle mani, le girò le spalle, la signorina Credo cercò di fermarla ma perse l’equilibrio e cadde sulle ginocchia: «Ho le parole giuste!» urlò mentre cercava di rimettersi in piedi «Ho le parole per la sua copertina signorina Boh »

La signorina Boh tornò a guardarla, non le porse la mano per aiutarla e non si addolcì perché era per terra; in realtà la odiava un po’ anche se pensava fosse bella, la odiava. «Esattamente! La mia!» sbottò.

«Guardi!» la signorina Credo, rialzatasi, zoppicando andò verso la propria borsa, prese un mucchio di fogli spiegazzati. «Queste sono le mie parole, ok? Vorrei che le leggesse» la signorina Credo glieli porse ma la signorina Boh benché fosse tentata non li prese. Allora la signorina Credo cominciò a leggere: ”

Se il mio specchio fosse acqua mi ci tufferei dentro per afferrare il mio riflesso per i capelli. E corpo e riflesso diventerebbero un’unica cosa. Non so quando il mio corpo nudo ha smesso di essere mio, non so quando è sparito da me, quando ho cominciato ad odiarlo. Quando ho pensato che liberarmene fosse una possibilità, e non so perché sono riapparsa durante una tromba d’aria.

Ho scritto altro Signorina Boh e non l’ho fatto solo per me, io stavo scrivendo parole per lei. Ho creduto di poterlo fare, di sapere che parole le girassero per la testa, soltanto che poi hanno cominciato ad assomigliare alle mie. E non spariscono, Signorina Boh, lei non sparisce»

La signorina Boh le strappò i fogli dalle mani, afferrò la borsa e andò via. Non tornò per tutto il giorno e fu la signorina Credo che si occupò delle sue vendite. Quando non ci furono più clienti, decise di raggiungere la casa della signorina Boh, che sapeva vivere lì vicino. Suonò al campanello della porta con su scritto Boh. Appena la porta si aprì la signorina Credo sorrise, vedendo la signorina Boh senza cappotto per la prima volta e le vennero in mente altre parole da scrivere. Impacciata le disse «Lo so che mi odia ma ho i suoi soldi»

«Entra!» La casa era sembrava piccola e inondata da una rilassante luce soffusa che si poggiava sulle copertine di cui era stracolma. In fondo alla stanza vi era una macchina per rilegare i testi «Siediti a quel tavolo» disse la signorina Boh segnando un tavolo rotondo pieno di penne «Scegli la penna che preferisci, sono tutte blu ma non sapevo quale fosse per te più comoda. Riscrivi tutte le nostre parole, in bella e senza pasticciare il foglio. Quando hai finito rileghiamo tutto. E sì sono bella come la copertina e il titolo, e tu sei bella come tutte quelle parole»

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