Effetti collaterali

Una delle cose con le quali ho dovuto avere a che fare da quando sono disabile è stata il ritrovarmi ad avere bisogno di qualcuno quando non vorrei nessuno che non sia chi dico io.

Certo, da un certo punto di vista penserete: «Beh, è una opportunità in più da poter dare a quella persona e a te stessa», condivisibile ma non scherziamo: per quanto si professi la capacità di mettersi nei panni degli altri, a volte chi si vanta di questo pregio, mente. Non per cattiveria ma perché fa figo. Qui si scrive del non avere possibilità di scelta, dell’obbligo di condividere la maggior parte delle giornate e gli spazi con qualcuno che non conoscete ma dal quale vi dovete lasciare accudire. Qualcuno che vi prepara da mangiare, vi aiuta ad afferrare una tazzina, vi tocca il viso, il corpo, vi porta in bagno, vi abbassa i pantaloni, le mutande e poi vi riveste. E può capitare di pensare: “io non voglio che mi passi la crema sul viso, che mi levi le sopracciglia, non voglio che mi tagli un pezzo di formaggio o che mi porti in bagno. Lo so che non è colpa tua, ma oggi è così e poi hai proprio quel tipo di mani – apparentemente sempre umidicce – che non sopporto. Va bene parlare alle sette e mezza di mattina ma tu non ridi, sghignazzi fortissimo. Lo so che non è colpa tua ma io non voglio parlare con te di cose che non mi interessano, tipo la marca del mio golfino, mi basta sia caldo. Che ne so? È un golfino! Eh sì, non voglio sentire lo stomaco contorcersi ascoltando teorie sul mondo alle quali non credo, non oggi. Non voglio nascondermi: non ho pretese su Dio, può non farmi risorgere. No ma io lo so che non è colpa tua ma oggi non mi va. Non voglio parlare d’amore perché sempre oggi – ma anche ieri e l’altro ieri – tu mi dirai qualcosa che peggiorerà la situazione, ma oggi il fatto che lasci il tempo che trovi, non mi aiuta. E non è colpa tua ma io e te, libere da obblighi, saremmo rimaste rispettosamente nel nostro mondo, a lottare per cose diverse, sognando un futuro opposto, considerando il nostro essere donne in modo diverso. Lo so che non è colpa tua ma non prendiamoci per il culo, neanche tu mi sopporti ed è l’unica cosa sulla quale andiamo d’accordo.

Lo penso ma non lo dico, non solo perché non vorrei dare la conferma che sono stronza dentro e mi piace, ma perché potrebbe andarmi peggio, potrebbe arrivare qualcuno che puzza e scorreggia come fosse a casa propria. Non dico niente perché penso che in fondo passo i primi tre giorni della settimana lavorativa con un’altra persona che è un balsamo lenitivo che mi aiuta a sopportare gli ultimi due. Non dico niente usando la scusa più maschilista di sempre: sono in pre-ciclo e si sa è tutto amplificato!

Ma la verità è che non dico niente perché la disabilità come effetto collaterale ha quello di buttarti nel mare immenso della rabbia soffocata, dei pianti soffocati, dei vaffanculo soffocati, illudendoti che soffocare sia l’unico modo per salvarti e invece, alla fine della fiera, rimani soltanto ricoperta di vaffanculo.

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