Lettera alla mia ansia

Ho fatto i conti, ci conosciamo da 12 anni. Mi hai presa e trascinata con te in un vincolo che non avevo visto. Non conoscevo il tuo nome e cognome, la tua età. Soltanto dopo mesi riuscii a distinguere i lineamenti del tuo volto. Anche se passavi con me i giorni e le notti, anche se dividevamo i pasti e il letto come due amanti e avrei potuto trovarti ovunque; anche se i tuoi posti preferiti sono sempre stati sopra il mio petto e sotto la mia pelle, io non riuscivo a riconoscerti. Adesso invece, ti riconosco persino nel viso degli altri come me. È una questione di sguardo, di respiro, di postura, di paura.

Non ti annoi a fare il tuo dovere togliendo l’aria, nascondendoti dietro il frigorifero della mia cucina, uscendo di colpo, facendo «BU!». Come se tu fossi una Trilli-cattiva spolveri sulla mia testa polvere nera che infonde paura di volare, di camminare, di mangiare, di impazzire tra i miei pensieri che sembrano gli uccelli di Hitchcock. Paura di ridere, di essere felice, di stare male e poi morire dentro, davanti a tutti. Per un po’ ho avuto paura che tutti potessero accorgersene e chiedermi il perché del tuo esistere. Non è facile spiegarlo se neanche io riesco a capire, non lo è se chi ti ascolta pensa che basterebbe non pensarti per farti sparire dentro una folata di vento. Così, pur odiandoti, non accettavo che gli altri non ti comprendessero o ti sottovalutassero, e mi lasciavi strappata tra la voglia di gridare e quella di nascondermi. Tanto valeva rimanere a casa.

Arrivi su un carro che non ha bisogno nè di cavalli nè di cocchiere perché la vita si muove da sé. E ti sento arrivare e rimanere, approfittando della mia totale impossibilità di scappare e di non pesare e di non pensare. Sono definitivamente sporca, ti sei fusa con le mie debolezze. Il mio coraggio adesso ha più controllo ma ci sta così tanto a liberarle che poi ha bisogno di riposare.

Non è una lettera d’amore, non ti amerò mai, mi rovini i momenti migliori e peggiori i momenti peggiori. Mi fai perdere il poco controllo che ho del mio corpo. E ci ho messo anni ad avere del potere su di te, ad imparare a sopportarti, ad essere funzionale alla mia vita anche con te accanto. Sei causa di rabbia, lacrime e ti ho concesso di farmi fallire ma hai un solo pregio anzi due: sei un buon campanello d’allarme e un buon rimedio a tutti i coglioni del mondo.

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