Lettera di una dissolvenza

Guarda come sono diventata, guarda come divento invisibile dietro la porta chiusa della nostra camera da letto. Divento insignificante seduta sul pavimento del corridoio, stupida mentre continuo a bussare ma non senti battiti. Non metti più lo zucchero nel caffè, neanche un pizzico. Hai ancora il mio sapore sulla punta della lingua? Oppure ingurgiti tutti quei caffè amari per cancellare anche il ricordo? Il mio modo goffo di chiederti l’amore e di restituirtelo.

A nulla è servito lasciare il mio cuore sul tuo comodino, sotto una lampada che non accendi più. Non senti la mia voce che ti implora di cercarmi da qualche parte. Non senti più i miei capelli che ti solleticano la schiena. Il mio respiro che ti piace tanto. Quel modo drastico di chiudere ogni discussione per scrollarci un po’ di rabbia da dosso. Vedi il mio viso riflesso sulla porta finestra del nostro balcone? L’ho riempito di girasoli adesso affogati nella pioggia. Mi vedi sotto la pioggia accanto ai girasoli? Il mio sguardo ti segue come loro seguono il sole. Credi non ci sia più nulla che riconosceresti in me?

Mi sciolgo dentro i cassetti pieni dei tuoi bozzetti abortiti della vita che mi hai insegnato a volere. Ho lasciato che tu facessi tutto, che mi trasformassi nel tuo amore destinato ed eterno, e ora mi cancelli come se io fossi un errore di distrazione. Lo spigolo sul quale hai sbattuto un fianco. Informami almeno del momento esatto dell’inizio della fine, quale parte di me è sparita per prima? Potrei tornare indietro, ripercorrere i nostri passi falsi.

Disegnami sopra il muro del salotto, intaglia il mio profilo sulla porta d’entrata, suonami ad un piano, tirami fuori da un origami, ridammi il nome, il mio, così rinasco dalla tua bocca perché è lì che sono sparita. Rinomina le parti del mio corpo che vuole il tuo, ricostruisci te e me. Fallo adesso, pronunciami prima che tu finisca di leggere questa lettera. Ti lascio il tempo di ricordare il ti amo inaspettato e l’imbarazzo del primo bacio. Ti lascio il tempo di ripetere l’incontro di due esseri umani fatti a pezzi da fantasmi mai morti.

(Photo by Kunj Parekh on Unsplash)

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