Lettera ad un corpo

IMG_2763Le mie mani vanno a rallentatore mentre ti scrivo e così mi sembra che anche tu sia in slow motion nella mia mente. I tuoi sorrisi me li godo meglio e i tuoi occhi che guardano dove non guardo io, hanno quasi sapore. Nella mia mente parli lentamente, riesco a sentire il tuo accento confuso, solo tuo. Le tue parole sono un coltello che trapassa ogni strato del mio corpo e del mio cervello, così piano che sembra eterno un attimo prima che finisca di penetrare. Le mie mani vanno ancora a rallentatore, ti scrivo della mia immagine cambiata e di me che allo specchio ho dovuto riconoscermi nuovamente. Non c’è più nulla di quello che c’era prima di te, non c’è più l’orgoglio del passo o di quell’accento di sensualità che avrei potuto allenare. Non ci sono i movimenti che conoscevo a memoria, adesso niente è “come andare in bicicletta”, non c’è la possibilità di andare a passo con il tempo, non c’è la rabbia che il mio corpo vuole sfogare fuori da quattro mura, non c’è l’andare dove non mi vede nessuno. Tu mi guardi, mi intravedi, e io vorrei non essere vista se non come dico io. Non ho più gambe d’ambra ma polpacci rossi per una cattiva circolazione che trascina i miei sentimenti ad affogare in del sangue che non sintetizza quel preciso enzima.

Per un po’ ho creduto che anche i miei sensi si fossero ammalati. Ho creduto che non avrei sentito nessun pezzo di corpo altrui. Ho creduto che non sarebbe stato possibile per me neanche percepire gli altri corpi. Forse accadeva veramente. A niente valeva impegnarmi nel sentirli, nel toccarli, nel guardarli, oltrepassarli ma in fondo per arrivare dove? Ho capito sai che la mia vera paura era non sentire più il mio di corpo, perderlo in movimenti incerti e spenti. Temevo di non sentire più la mia pelle ricoperta di acqua, la pelle d’oca, il dolore, i baci e i morsi. Come se perdere i movimenti significasse perdere i sensi.

E così, ho sorvolato il tuo corpo, ho aspettato il tuo permesso per scivolarci sopra, a modo mio, per potermi ricordare delle mie braccia e delle mie gambe, del mio addome, del mio petto, della mia schiena, dell’incavo del collo. Scivolarti addosso è l’unico modo per capire che esisto ancora. Toccarti per non soffocare, desiderarti per perdermi, perdermi nel tuo corpo per ritrovare il mio.

Le mie mani mentre ti scrivo vanno a rallentatore, riesci ad essere la mia gioia e il mio dolore in slow motion, in fondo quello che è sparito non può essere ricreato ma solo sostituito.

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