L’arte di essere nessuno

Forse, Asia e io siamo solo le protagoniste di un qualsiasi romanzo frutto di qualcuno con una fervida immaginazione. Qualcuno che adesso ha il classico e, aggiungerei, orribile blocco dello scrittoreanzi della scrittrice. Sì, sicuramente è una scrittrice soffocata in un limbo pieno di lettere che insieme non fanno una parola sensata. Una scrittrice soffocata da frasi buttate al vento e fogli bianchi sparsi per terra. Un blocco della scrittrice così pressante che sembra difficile anche scrivere un pensierino.

Io sono solo inchiostro nero. Io sono le parole, sono tutto ciò che fin qui si è letto. La donna che scrive di me è così simile a me che adesso anche lei si è persa in mezzo a tutta questa vita.

La mia scrittrice si sofferma e soffre le mie sofferenze e quelle di Asia. La donna che guarda lo schermo del computer mentre le sue dita battono sulla tastiera soffoca pensando alla fine di Asia e anche lei vorrebbe scappare perché Asia comincia a rappresentarla troppo, ad appartenerle troppo. Asia esiste perché deve farlo, perché senza di lei non ci sarei io.

[…] C’è qualcuno con cui condivide tutto questo, forse c’è una specie di Asia che sembra suggerirle le mosse, che cerca di impedirle di sbagliare. Quest’altra Asia sussurra all’orecchio della mia, della nostra, scrittrice e le dice: «Non è necessario. Se non credi che lo sia, non lo è. Cambia, trasforma, tu sei brava, tanto nessuno saprà la verità. Quanto di tutto questo si può dire vero? Quanto falso? Non è necessario se tu credi che non lo sia. Cosa importa? Fa’ chiudere una porta nelle orecchie di Asia, falla morire se è questo quello che credi lei voglia. Fai sentire Sophia come un impiccato. Falle cadere, dormire, mangiare, divertire. Fai fare loro l’amore, sesso, tutto quello che vuoi, falle impazzire se è necessario per fare in modo che arrivino alla fine di loro stesse. Se credi sia questo l’importante. Se la loro fine è importante perché tu possa stare bene, fa’ che loro finiscano come tu vuoi. Come vuoi che finiscano? Puoi tutto! Stese su un pavimento freddo, in un letto, su una strada, seguendo il loro tempo, accelerandolo. Tu sei le parole di Asia e Sophia. Tu sei gli oggetti messi in quella vetrinetta. Sei la vetrinetta, l’abbraccio, l’alcool che Asia beve. Tu sei lo sconosciuto con cui si diverte, a cui si mischia. Sei il suo sguardo annebbiato dalla tristezza, dalla sua insoddisfazione. Sei l’insensatezza e la ragione di Asia. Tu sei la paura di Sophia, i suoi occhi scuri, il suo zoppicare. Tu sei la sua vita che annega nella vita di Asia. Sei le braccia del suo amore, sei la forza che lei crede di non avere, sei il panorama che guarda, sei la nebbia, sei il suo riflesso. Tu sei il giocattolo di Asia e la salvezza di Sophia».

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