Cara Fede,

Sei dietro la mia sedia e le tue mani sono a un passo dalle mie spalle, sospese in attesa del mio consenso al tuo tocco. Non ho mai scritto una lettera a qualcuno che si trovasse così vicino. 

Ho imparato che ammettere di aver sbagliato è meno stancante del trovare giustificazioni a ogni errore e lo ammetto: non ti rendo la vita facile, in questi trent’anni non ti ho mai dato tregua. La colpa non è mai stata la tua, non sei stata tu a farmi diventare così, ti ho trasformato nel mio carnefice perché io sono stata il tuo. In realtà sono stata io a farti del male, a torturarti, sfinirti per potermi sentire in colpa, ti ho stuzzicato così da poter dire che sono la povera vittima di una parte di me. 

Li ricordo i giorni in cui riflessa nello specchio ti ho insultata per il futuro che credevo mi stessi promettendo, per i sogni che come pizzini mettevi in tasca senza neanche avvertirmi, per gli errori che inevitabilmente commettevo e che non riuscivo a perdonarmi. Ti ho fatto del male a ogni risata in modo che potessimo non goderne, illudendoti che non ce la meritassimo. Ti ho portato in letti scelti con poca attenzione e ho creduto che quella sensazione di star per sprofondare fosse colpa tua e invece no, era colpa mia ma ci voleva troppo coraggio per poggiare la testa sul cuscino giusto con la persona giusta. Mi sono rifiutata di ascoltarti quando coprirmi era il modo migliore per sparire, per non sentirmi all’altezza, alla tua altezza. Ho tagliato i capelli per non riconoscerti più. Ti ho dato la colpa per la mia paura che la bellezza delle cose finisca con uno schiocco di dita. Ti ho dato la colpa per tutto quell’amore che non comprendevo, per l’amore che finiva, che non respiravo più. Io non respiravo più e ti davo la colpa. 

Mi sono illusa che tu non fossi più parte di me, credevo di averti perso dentro la carpetta con i risultati delle visite mediche, nell’ansia sotto pelle, nel tempo che lanciato come una palla pazza mi sfuggiva, ma io lo so che invece sei la parte migliore di me. Sei tutti i miei traguardi raggiunti, sei il coraggio che ci vuole per prendere una via diversa, sei il perdono di cui non sapevo di essere capace, le mie abitudini. Sei i cartoni a Natale, Harry Potter e la musica ad alto volume, sei le piccolissime barchette di carta che regalavo a chiunque, le lettere che scrivevo da ragazzina rigorosamente con la penna blu, sei le facce buffe che io e A. ci scambiamo per ricordarci che siamo state bambine per troppo poco tempo ma possiamo esserlo ancora. Sei i racconti, le poesie, i romanzi, i baci sul naso. 

Ti chiedo scusa perché ho fatto finta di non saperlo ma lo so! Tu sei la mia storia, sei il mio “nonostante tutto”.

                                              Tua per sempre, 

Federica

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